A casa di Goethe

«Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 al suono delle campane di mezzogiorno.
La costellazione era fortunata; il Sole era nella Vergine, al culmine in quel giorno; Giove e Venere gli
ammiccavano amichevolmente, Mercurio senza ostilità; Saturno e Marte erano indifferenti; solo la Luna,
quasi piena, esercitava la sua forza avversa con maggior intensità perché entrata nella sua ora planetaria.
Essa si oppose dunque alla mia nascita, che non poté succedere fin che quell’ora non fu passata. Questi
aspetti fortunati, a cui in seguito gli astrologi diedero molta importanza, possono ben essere stati causa
della mia conservazione, perché per inabilità della levatrice io venni al mondo come morto, e solo con molti
sforzi riuscirono a farmi vedere la luce.»
[Goethe, Poesia e Verità]
La Goethe-Haus si trova a Francoforte sul Meno, sulla Großer Hirschgraben al numero 23.
In origine, l’abitazione fu acquistata dalla nonna di Goethe – Cornelia – ed era composta da due case che, nel
1755, furono unificate ad opera del padre dello scrittore (il quale provvide anche a rimodernarla, ma
lasciando inalterato lo stile medievale della facciata doppia con rifiniture in legno).
Il giovane Johann Wolfgang von Goethe trascorse qui quasi tutta la sua adolescenza, fin quando il 30
settembre 1765, all’età di 16 anni, si trasferì a Lipsia per frequentare l’Università e tornando solo
sporadicamente nella sua città natale.
Studiò legge per volere del padre – come testimoniano i numerosi volumi di giurisprudenza presenti nella
ricca libreria di famiglia -, nonostante lui preferisse lettere.
La casa si compone di quattro ampi piani:
– al piano terra si accede entrando da una porta di servizio posta nel cortile in cui è situato il vecchio
pozzo, questo perché il portone principale – raffigurante lo stemma di famiglia del padre Johann
Caspar Goethe e che si può ammirare dall’esterno – non viene mai aperto. Entrando ci si trova in un
lungo corridoio che porta alle varie stanze, tra cui la cucina – dove le domestiche preparavano i
pasti sotto la direzione della madre Katharina e dove è ancora possibile vedere l’originale pompa
dell’acqua; poi vi è il salone blu ovvero la sala da pranzo, così chiamato per il particolare colore
delle pareti (come anche altre stanze) e sul tavolo rotondo che qui si trova, Goethe fece fare la
stesura definitiva del suo “Goetz von Berlichingen”; infine vi è il salone giallo (o di Weimar) che era
la stanza di ricevimento dove la signora Goethe collezionava tutti i souvenirsche ricevette da
Weimar dal 1775 in poi e al centro della quale si trova un ritratto del giovane Johann, oltre ad un
suo busto che rievoca la sua interpretazione di Oreste alla prima dell’Ifigenia;
– salendo al primo piano ci troviamo in un’anticamera che apre la via alle altre stanze e nella quale
sono presenti delle stampe con le vedute romane, risalenti al primo viaggio in Italia del padre di
Goethe nel 1740. Importante è il salone Pechino (o salone rosso) con le due ali laterali, nel quale si
svolgevano le feste di famiglia; vi è poi il salone grigio (o salone della musica), nel quale la famiglia
Goethe era solita far musica e nel quale è presente un raro pianoforte verticale – detto anche
“pianoforte a piramide”-;
– anche al secondo piano troviamo prima di tutto un’anticamera, nella quale è possibile ammirare un
prezioso oggetto, ovvero un orologio astronomico costruito nel 1746; molto importante su questo
piano è la cosiddetta “stanza natale”, nella quale pare che Goethe sia nato e dove troviamo il suo
certificato di battesimo (al quale egli stesso ha apposto anche la sua data di nascita) ed anche il suo
stemma, formato da una stella e una lira – simboli del poeta che chiudono il ciclo tra nascita e
morte e che provengono dalla decorazione usata al momento della sua inumazione a Weimar nel
1832 -. Su questo piano vi sono inoltre le stanze della madre Katharina e della sorella Cornelia, oltre
ad una ricchissima biblioteca di quasi 2mila volumi che trattano quasi tutti i campi del sapere;
– infine vi è il terzo piano, qui nel corridoio vi erano le presse in cui venivano “stirate” le lenzuola e i
caminetti che alimentavano il sistema di riscaldamento della casa. Tra le numerose stanze di questo
piano vi sono: la stanza del teatrino delle marionette, al centro della quale si trova la cassa del
teatrino che Johann Wolfgang ricevette alla tenera età di 4 anni; la mansarda esposta ad occidente,

dove l’ufficiale del Re, Thoranc, fece lavorare i migliori pittori di Francoforte nel periodo in cui abitò
nella casa; la mostra permanente nella quale si trovano una serie di documenti riguardanti gli
abitanti della casa; la stanza del poeta, il suo piccolo regno, dove il poeta scriveva –preferibilmente
in piedi, allo scrittoio alto- e dove hanno visto la luce le sue opere giovanili, tra cui il famoso
romanzo “ I dolori del giovane Werther”.
La casa fu definitivamente abbandonata dalla madre di Goethe nel 1795 e fu subito venduta, passando
sotto una serie di proprietari finché, nel 1863, fu acquistata da Otto Volger che la aprì al pubblico
riportandola gradualmente al suo stato originario in memoria del poeta.
Nel 1897, sotto la direzione di Otto Heuer, la casa fu estesa con una libreria.
Il 22 marzo 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Goethe-Haus fu distrutta da un
bombardamento. Solo le fondamenta si salvarono, oltre ad alcuni oggetti sparsi che furono poi
recuperati da Ernst Beutler.
Il 10 maggio 1951, finiti finalmente i lavori di ricostruzione, la casa fu riaperta al pubblico. (Benedetta Iula)

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