Ad ogni autore, il suo stile

A cada loco su tema scriveva Miguel De Cervantes e ad ogni autore, il suo stile.
Durante la lettura attenta di un romanzo, di un’opera teatrale o di una raccolta di poesie, il lettore
non può fare a meno di non accorgersi di alcune peculiarità o particolarità che contraddistinguono
l’autore che ha scelto di leggere.
Parole, modi di dire, modalità di scrivere, poetica, sono tutti elementi che rendono possibile
l’identificazione e la comprensione non solo dell’autore, ma di quello che chiamiamo stile.
Lo stile è il personalissimo modo di vedere il mondo di un autore, ma si spinge anche oltre questa
definizione, perché lo stile è intimità ed è ciò che permette all’autore di farsi comprendere e di non
essere confuso con gli altri. Ogni stile è unico e costituito da elementi tipici che lo determinano e lo
differenziano dagli altri, gli stilemi.
Nel senso più antico del termine, lo stile era una punta con la quale gli antichi praticavano le prime
forme di scrittura. Col passare del tempo, il suo senso si è ampliato, esso è divenuto poi il modo di
comportarsi o atteggiarsi e parlare in un certo e determinato contesto, ma anche lo sforzo della bella
grafia. In seguito, la maniera di scrivere e da qui una delle più note espressioni: la figura di stile.
Lo stile può essere basso, alto, aulico, sublime, elegante, formale, informale e tantissimi altri
aggettivi.
Per un autore, ricercare lo stile è uno sforzo immane. Lo stesso Flaubert, che aveva dedicato tutta la
sua vita come voto sacrale alla letteratura, affermava che lo stile è un atroce lavoro. Uno sforzo, una
fatica, un notevolissimo impegno, perché da quello dipende non solo chi scrive, ma anche chi legge
e riconosce chi scrive. Ogni autore cerca il suo stile nella vita di tutti i giorni, nello studio, nella
ricerca e cercandolo, in un certo senso, l’autore cerca se stesso, il modo migliore di esprimere il
mondo per esprimersi. È come un fotografo, che sceglie il luogo, l’ora, la luce adatta e il momento
ideale per lo scatto perfetto. Lo stile è come una fotografia. Quando sfogliamo un album di
fotografie, nessuna è identica all’altra, ognuna ha la sua particolarità, il suo motivo di esistere, la
sua ragione d’essere. Quando leggiamo un romanzo, nessuno è uguale all’altro; seppure ogni
romanzo appartenga a un genere o possa esservi classificato per le sue caratteristiche.
Possiamo pensare che il romanzo realista, ad esempio, segua dei canoni ben precisi, abbia delle sue
proprietà, eppure lo stile degli autori realisti rimane unico, rimane la chiave, la parola d’ordine per
capire chi sta scrivendo e, per quanto Stendhal e Flaubert possano essere situati nello stesso periodo
storico e nella stessa corrente letteraria, i loro stili sono completamente diversi, vicini, ma mai troppo, perché lo stile è un insieme di sfumature della personalità di un autore in particolare e
questo non vale solo per il Realismo, ma per ogni movimento o ideologia.
Quando leggiamo I Fiori del Male di Baudelaire, è già facile evincere dal titolo che lo stile
dell’autore, tra morbo e marmo, è uno stile aulico che descrive l’immondo e l’osceno. Come
direbbe Sainte-Beuve, Baudelaire “petrarchizza l’orribile”. Lo stile dell’autore rimane elevato,
elegante, scrive spesso in alessandrini, vede nel sonetto una bellezza pitagorica, vede il sonetto
come dotato di una meravigliosa perfezione, come quella dei vascelli ben costruiti e proporzionati,
usa il latino, fa riferimenti all’antichità, inserisce figure mitologiche, statuarie e immortali e con
l’antico, concilio il nuovo, facendosi poeta cerniera dell’Ottocento, ultimo dei Romantici e primo
dei Moderni. Si può affermare, dunque, che lo stile determina il verso dell’autore, ce lo rende
familiare e riconoscibile, diventa sublime, sublime per l’indicibile, l’inesprimibile, ciò che fa
bruttura e spavento.
In un autore, non per forza in Baudelaire, è anche possibile individuare parole chiave e argomenti
dominanti o trainanti che rendono la poetica più comprensibile e, di conseguenza, riconoscibile.
Conoscere lo stile dello scrittore, non serve solo al lettore, ma anche a chi, eventualmente, decide di
tradurre un’opera in un’altra lingua. La traduzione letteraria, infatti, differisce da quella letterale e si
complica nel caso della poesia, poiché per dirla con Valéry, poesia è esitazione tra suono e senso e
tradurla comporta un compromesso, perché forse, attraversando e quindi traducendo, qualcosa viene
sacrificato. La traduzione letteraria, inoltre, ha bisogno di seguire categorie semantiche comuni e
raggruppabili all’interno del testo, categorie che si ripetono e che si pongono come una chiave di
lettura e interpretazione, che possano facilitare la comprensione del testo e quindi una resa
traduttiva alla lingua d’arrivo decisamente migliore. Queste categorie semantiche reperibili
all’interno di un testo letterario si definiscono isotopie.
In fisica-chimica, due isotopi sono due atomi con stesso numero atomico e differente massa
atomica, per questo condividono lo stesso numero di protoni e quindi, è evidente che abbiano
qualcosa in comune. La stessa cosa succede nel testo letterario quando alcuni concetti condividono
con altri le stesse proprietà e tendono a somigliarsi per facilitare la comprensione del testo tutto.
Lo stile di un autore, va perciò anche identificato con l’aiuto delle isotopie delle quali
particolarmente si è occupato Greimas.
Parole chiave, ripetizioni, struttura delle frasi, lunghezza dei periodi, uso della punteggiatura, uso di
strati linguistici differenziati, registro, retorica, tutto questo va a costituire lo stile, tutto questo è
figura di stile e tutto questo è ciò che serve per affermare che ognuno di noi ha uno stile di vita, ma
che in letteratura, probabilmente, ci vuole tutta una vita per trovare uno stile. (Martina Belelli)

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