Brexit, perché NO

È ancora prematuro valutare quali saranno gli effetti della Brexit sull’economia inglese, ma alcune avvisaglie ci mostrano quello che potrebbe accadere negli anni a venire.

Con un clamoroso colpo di scena il 23 giugno 2016 il Regno Unito lasciava di stucco il mondo intero con la vittoria del sì al referendum. Con circa il 52% l’Inghilterra avviava il procedimento di uscita dalla zona euro inaugurando un nuovo periodo di incertezza identitario europeo.

Ma la domanda che ci siamo tutti posti è: gli inglesi hanno avuto ragione?

Ebbene la maggiora parte degli economisti britannici ritiene che lasciando l’Europa il Regno Unito non solo crescerà di meno, ma difficilmente riuscirà a creare nuovi posti di lavoro. Le analisi più pessimistiche, poi, stimano addirittura che il mancato accesso al mercato comune porterà ad una diminuzione del PIL del 3-4%, stima che si accompagna a quelle del mercato del lavoro, inevitabilmente legato alla crescita del Paese.

Laddove si dovesse verificare la tanto temuta recessione – cosa che per altro sta avvenendo – tutto dipenderà dagli accordi che si prenderanno con Bruxelles.

La sofferenza sarà generale, dato che ad essere bruciati saranno tanto le poltrone della City – il più importante polo finanziario europeo che vede già molte aziende abbandonare il territorio verso l’entroterra europeo (Belgio e Olanda in primis) – quanto il settore dei servizi, che da solo costituisce circa il 41% dell’economia britannica e che viene “mantenuto” dalla manodopera per lo più straniera (anche italiana). Una situazione analoga interessa poi gli agricoltori che hanno assistito ad un calo consistente dei lavoratori stagionali (il 95% dei lavoratori proviene dalla zona euro e dall’Ungheria e dalla Romania in particolare) e ad un aumento dei prezzi. Su tutti diventa preponderante il caso delle fragole, di cui si teme un aumento dei prezzi di almeno il 50% proprio per le cause sopra citate.

Infine la svalutazione della sterlina, il cui tasso di cambio tra le altre cose si avvicina alla parità con l’euro, sta portando ad un’ovvia diminuzione del potere d’acquisto.

Se a tutto ciò aggiungiamo anche la possibilità per la Scozia di rimanere nella zona Euro, notiamo quanto il futuro del Regno Unito sia tutt’altro che roseo.

Detto ciò, le stime si basano sul breve periodo e sulla sfiducia generale degli economisti nei confronti dell’attuale politica britannica. Per rispondere al quesito che ci siamo posti all’inizio non ci resta che attendere il 29 Marzo 2019 e chissà che il Regno Unito non compia uno dei suoi soliti miracoli. (Marco Amato)

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