La letteratura è inutile?

Possiamo perdonare a un uomo l’aver fatto una cosa utile se non l’ammira. L’unica scusa
per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente. Tutta l’arte è completamente
inutile”.

Così scrive Oscar Wilde nel preambolo alla sua opera “Il Ritratto di Dorian Gray”. Niente di più
vero e di più attuale, niente di più condivisibile.
L’arte, nella sua bellezza e nella sua molteplice e svariata espressione, infatti non esiste per essere
utile; un dipinto, una fotografia, un romanzo, una poesia, non hanno un’utilità effettiva come invece
possono avere un martello, un tagliaerba, una forchetta o un coltello, semplicemente, queste forme
d’arte esistono in quanto arte e non chiedono il permesso di esistere, non ne hanno bisogno.
Ogni forma d’arte esiste in quanto essa stessa è espressione di sé e trasmissione effettiva di un
messaggio, di un simbolo, di un senso. Nessuno di noi userebbe un romanzo per tagliare una fetta di
carne, o per mangiare una zuppa, ma ognuno di noi, di fronte a un romanzo o a qualunque altra arte,
è chiamato ad esprimersi dinnanzi a qualcosa che richiede il nostro parere e la nostra presenza.
Ogni autore scrive per essere letto, ogni pittore dipinge perché il suo quadro sia osservato e forse,
compreso. Ogni poeta sceglie quante sillabe ha il suo vivere, in funzione di quante sillabe ha il
vivere di chi legge quei versi. L’arte è completamente inutile, non serve, non ci serve, ma forse,
dopotutto, tanto inutile non è.
Pensiamo alla letteratura, a tutte le sfumature che quest’arte possiede, dalla prosa alla poesia, dal
racconto breve al romanzo e dal romanzo al teatro. Oggi, dire che qualcuno studia letteratura è quasi
un problema, proprio perché essa è vista come completamente inutile. Dunque, perché spendere una
vita intera su libri, manoscritti, poesie, liriche, racconti, se poi qualcuno passa e dice che non serve a
niente?
Chi afferma che la letteratura è sinonimo di inutilità, ha poco chiaro il concetto di immortalità.

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000
anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi
ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

Diciamola con Umberto Eco, che forse proprio così stupido da spendere una vita intera sui libri, non
era affatto. Leggere amplifica il nostro vivere, lo estende all’immenso e lo congiunge all’infinito. Se
non si legge, si muore, si muore per davvero, si muore nella mente e nello spirito, nella lingua e
nell’anima.

Più si legge, più si parla meglio e più si parla meglio, più si pensa meglio, perché parlare è pensare.
Possiamo anche percorrere una strada con una 500, prima o poi arriveremo a destinazione. La stessa
strada può anche essere percorsa con un’Alfa Romeo, in questo caso andremmo un po’ più spediti,
ma cosa succederebbe se percorressimo la medesima strada con una Ferrari?
Possiamo accontentarci di una competenza linguistica pari ad una 500, ma come sarebbe se
potessimo parlare spediti e sicuri, certi e preparati come una Ferrari? Avremmo una lingua con un
motore rombante e una cilindrata potentissimi, infinite possibilità e il mondo tutto da vedere e da
discutere.
Chi legge non muore mai, l’inchiostro nelle pagine non muore mai, gli autori che hanno scritto e
che studiamo oggi non sono morti. A scuola, insegniamo ai ragazzi che Leopardi è vivo, che Dante
cammina con noi nella selva oscura dei giorni d’oggi e che tanti altri sono vivi con noi, per noi e in
noi.
Leggere Flaubert, non ci farà diventare come Flaubert, ce n’è già stato uno e nessuno potrà
somigliargli, nonostante si possa provare a imitare qualche suo stilema. Leggere Flaubert non ci
trasforma in Flaubert, non ci fa pensare come Flaubert, ma ci fa pensare meglio del giorno prima, il
giorno in cui non l’avevamo ancora letto e fidatevi, nessuno scrive frasi più belle di Flaubert.
Lingua, Cultura e Letteratura, un trinomio inscindibile e sicuramente, non inutile. Chi afferma
l’inutilità della letteratura, afferma l’inutile della cultura e soprattutto dell’umanità, perché chi ha
fatto letteratura e chi la fa ancora, è umano, è uomo; dietro la penna, c’è una mano che la guida e la
mano è viva, è parte dell’uomo.
Basta citazioni prese dagli scaffali impolverati e polverosi dell’ignoranza, la letteratura non si deve
sapere a memoria, si deve sapere in quanto scritta da uomini e per questo gli uomini stessi, non
possono pensare che sia inutile, altrimenti, che senso darebbero al loro essere uomini?
La letteratura è un patrimonio, è un’eredità e un dono; ciò che si riceve non può essere definito
inutile, in quanto è un presente, che nel nostro presente, serve a proiettare lo sguardo dritto verso il
futuro, un futuro incerto, che un po’ traballa, ma che c’è, che esiste, come esistiamo noi.
Non lasciamo pensare ai nostri figli che l’arte sia inutile, finirebbero per pensare che in fondo quasi
niente serve a niente, o ancora peggio, che siano loro stessi a non servire a niente. (Martina Belelli)

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