La verità è tutta una fake news

Matteo Renzi rilancia la lotta alle Fake News dal palco della Leopolda, ormai sua patria di adozione, proprio nei giorni che hanno seguito la rinascita del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Va da sé, la linea editoriale rimarrà quella che contraddistingue qualsiasi testata del Gruppo Espresso: con una mano si detergono le terga patronali, e con l’altra pure (ma solo nel caso in cui si è amico di); un giornalismo che non rottama per niente quello vecchio, anzi l’indipendenza tanto sbandierata durante l’evento di presentazione all’interno della Nuvola di Fuksas –metafora del luogo in cui vivono ormai sempiternamente i lettori di De Benedetti– dal direttore della testata stessa, Mario Calabresi, non è che un mero ammennicolo posto in bella vista. Ma come tale, inutilizzato.  È inutile riempirsi la bocca di una parola così bella se poi si è pronti a cedere il proprio orifizio ai soliti noti, in cambio di un mangime senza sapore quale è il vile denaro. Pecunia non olet, è vero; ma scegliendo di fare il giornalista si opta in linea teorica per il sacrificio per la verità. E nient’altro. La Repubblica non è un giornale indipendente, tanto meno un quotidiano che lotta contro le fake news; anzi, i suoi cronisti sono i primi a scriverne. Loro e i colleghi del settimanale l’Espresso -in primis. La marmaglia liberal avrebbe fatto decisamente più bella ed intellettualmente onesta figura affermare di voler detenere solo loro la Verità. La quale, però, nonostante sia una dev’essere sottoposta continuamente ad indagine, senza che il pregiudizio interferisca. Una procedura che i giornalisti del gruppo Espresso si dimenticano spesso e volentieri, anzi accusando di populismo e di ignoranza chiunque tenti di far loro notare certi errori o dettagli -inezie- che sono sfuggiti a quelle sagaci penne e tastiere. La retorica contro le bufale è sintomo della pigrizia -cosciente- della classe politica ed intellettuale di non voler attuare una battaglia contro l’ignoranza e l’analfabetismo funzionale (queste sì che sono piaghe endemiche all’interno della società italiana), e per nascondere la classica polvere sotto al tappeto si instaura una battaglia oppiacea contro l’informazione contraria a quella di regime, perché considerata pericolosa per il proprio posto caldo a Montecitorio o a Madama. Più che risolvere il problema lo si ignora con la censura; ipotizzare di stare per entrare in un regime “illuminato” è, ça va sans dire, puro complottismo. Nel palco democratico la dialettica e il confronto sono due elementi fondamentali, ne sono i pilastri; così la pluralità di informazione, la vivacità della stampa e dei media. Bollare come fake news un qualcosa che va contro la propria ideologia è infantile, una reductio, una fallacia argomentativa che ha ben poco a che fare con la maturità intellettuale che dovremmo possedere, noi uomini del ventunesimo secolo. Ma il condizionale, ahimè, è d’obbligo. (Alessandro Soldà)

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