Medio oriente al bivio. E l’Europa?

In un paio di giorni la notizia dell’attentato in Egitto è quasi del tutto scomparsa dai principali giornali, e i politici più mediaticamente esposti non hanno sprecato molte parole (per non dire proprio nessuna) su quanto è accaduto. Anche solo questo particolare potrebbe bastare per capire quanto i vari discorsi su immigrazione, ius soli, sicurezza siano in realtà puramente strumentali alle logiche partitocratiche che governano la politica nostrana. Non che gli Egiziani se ne facciano molto della solidarietà verbale dei politici italiani, ovviamente. Ma che nessuno faccia un gran caso a ciò che succede sull’altra sponda del Mediterraneo è sicuramente un segno, e forse vale la pena di chiedersi un segno di cosa.

La situazione mediorientale è, si sa, complicatissima, e ora siamo in un momento in cui il tentativo di destabilizzazione ed instaurazione al potere dei terroristi in Siria e Iraq sta fallendo del tutto, ragion per cui le monarchie del Golfo che sono dietro questi gruppi sono in una fase di riassestamento politico e di alcuni cambiamenti nelle loro strategie nelle alleanze internazionali. Sempre di questi giorni sono infatti le notizie della ormai definitiva sconfitta militare dell’IS e del soggiorno forzato del primo ministro libanese Saad Hariri a Riyadh, sunnita e legato politicamente ai Sauditi. L’attentato in Sinai (e non solo quello) va letto in questo contesto, e non come un caso isolato o sporadico. Se si tiene conto che questi sono solo gli avvenimenti delle ultime settimane in Medio Oriente ci si può fare un’idea della complessità della partita che si gioca lì tra le varie potenze regionali e mondiali.

Tornando all’Italia, è abbastanza superfluo ricordare quanto il nostro Paese sia esposto e proiettato sul Mediterraneo, ragion per cui non può non curarsi di cosa succede in un paese come l’Egitto, da cui provengono più di duecentomila immigrati residenti in Italia. Eppure, il silenzio è stato pressoché assoluto. I vari partiti “di destra”, che solitamente tanto hanno a cuore la questione degli attentati islamisti, sono rimasti forse in imbarazzo di fronte ad un attacco subito da musulmani, e si sono dimostrati incapaci di fare una critica dell’islamismo radicale che vada al di là delle solite sciocchezze che vengono genericamente rivolte all’Islam tutto. Probabilmente per taluni non è importante distinguere un sufi da un salafita, né il fatto che ad oggi i più martoriati dal terrorismo siano proprio i musulmani arabi e né, cosa ancor più grave, che buttare bombe targate NATO su paesi sovrani perché il presidente di turno (diventato “dittatore” per l’occasione) non fa più comodo all’Occidente non è molto diverso dal terrorismo. Dall’altra parte, questi avvenimenti spiazzano anche certa sinistra, che anni fa ha sposato la causa delle cosiddette primavere arabe prima e dell’islamismo che si nascondeva dietro di queste poi, e non ammetterebbe mai il proprio errore.

In questo momento, al tramonto dell’IS, in cui le petrolmonarchie si guardano intorno per cercare nuovi spazi in cui aumentare la propria influenza ideologica e religiosa e i gruppi islamisti fanno degli ultimi, disperati attacchi terroristici, la ragione vorrebbe che l’Europa (e l’Italia in primis) influenzi positivamente i teatri di conflitto mediorientali, e non che si ostini ancora in insensate sanzioni e condanne, nonché bombardamenti verso i paesi che da anni sono in prima linea nel combattere il terrorismo. Per ora invece, dall’Europa, ancora nessun segno di vita, se non qualche azione diplomatica francese. Speriamo non sia un coma. (Marco Notarfonzo)

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